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CORONAVIRUS – PÀNICO INGIUSTIFICATO

Spero che questo lavoro possa aiutare a confrontare in modo sereno alcune normative ufficiali con dati scientifici verificabili. - Maurizio Bartolini -

Abbiamo intervistato il Prof. Dott. Pablo Goldschmidt dopo il suo incontro con vari scienziati ed un collegio di Medici e Farmacisti di vari Paesi, in particolare con scienziati dell’America Latina e Spagna, con i quali si è confrontato sul tema di quello che ruota attorno a questa pandemia.
Il sottoscritto rapportandosi in questa intervista con il Dott. Goldschmidt, sono scaturite risposte molto chiare ed eloquenti.
Questo è il sunto di un lavoro svolto in varie settimane di incontri e interviste, dedicato oltretutto a trovare anche le bibliografie (indicate a fine articolo) sulle quali poterci ulteriormente documentare o trovare riferimenti importanti.
Il Prof. Dott. Pablo Goldschmidt è un rinomato virologo specializzato in malattie tropicali, laureato alla Facoltà di Farmacia e Biochimico dell’Università di Buenos Aires, è cittadino argentino e tedesco.
L’ho incontrato nel Principato di Monaco dove si divide fra i suoi impegni professionali ed ha accettato di rispondere ad una serie di domande per cercare di fare chiarezza su questa situazione alquanto confusa, generata da messaggi non scientificamente giustificabili.
In linea di quelli che sono i miei principi giornalistici e di ricerca, come anticipato prima, ogni risposta avrà chiari riferimenti bibliografici.

01

DOTTOR GOLDSCHMIDT, IN MERITO ALLATTUALE CRISI SANITARIA CHE IMPERVERSA IN EUROPA A CAUSA SARS CoV 2 QUAL È LA VOSTRA OPINIONE?

Dr. P.G. - Dalla fine del 2019, l’insieme delle informazioni inesatte, dovuta spesso ad una scarsa od errata conoscenza della virologia, ha alimentato un clima sociale di incertezza, aprendo la porta a intriganti teorie complottistiche che per essere confutate necessitano argomentazioni valide e verificabili. [Hartman T et al]; [Goldschmidt 2020 1], [Paek]; [Biddlestone]; [Hartman].
Per più di un anno lo spazio pubblico è stato invaso da telegiornali che trasmettevano immagini di pazienti intubati, diffondendo nel mondo dati di malattia e di morte attribuiti al virus respiratorio SARS CoV 2. In questo contesto, la maggioranza della popolazione mondiale ha obbedito alle varie forme di confinamento.
Successivamente è stata assicurata l’efficacia (95%) di 2 dosi di preparati, erroneamente denominativaccini”, dispensati in autorizzazione all’uso d’urgenza e che d’ora in poi considereremo comepreparati farmaceutici profilattici (PFP)”.
Ogni società ha il dovere di proteggere le persone dalle possibili complicanze innescate da infezioni respiratorie, evidenziando i benefici individuali di alcuni PFP contro la SARS CoV-2, sarebbe infatti da irresponsabili rifiutarne la somministrazione ai soggetti vulnerabili. Sorprendentemente, pochi mesi dopo, le richieste del governo cambiarono, le autorità hanno affermato che l’inoculazione di ulteriori richiami, con lo stesso o un altro PFP, sarebbe obbligatoria, rivendicando per questo la riduzione di un solo parametro che può o meno prevedere la protezione contro la malattia CoVID-19, le sue complicanze e i suoi rischi di trasmissione virale. [Edrige et al]

QUINDI, INTERVENENDO FARMACOLOGICAMENTE COME POSSIAMO SPIEGARNE LA PROTEZIONE DALLE VARIE MALATTIE?

Dr. P.G. - La profilassi, si riferisce a preparati farmaceutici volti a prevenire infezioni e altre malattie e può anche fare riferimento alle eparine, per prevenire la trombosi venosa.
In generale, la profilassi antinfettiva va avviata quando, in alcuni strati sociali (bambini, anziani, ecc...) i benefici superano i rischi, e va sempre associata ad efficaci misure igieniche e barriere fisiche (compresi i preservativi per infezioni sessualmente trasmesse).
Per illustrare il concetto di profilassi ricordiamo, ad esempio, l’isoniazide somministrata giornalmente per 6 mesi, che può in molti casi prevenire la tubercolosi attiva.
Per quanto riguarda la malattia causata da virus influenzali, alcuni studi raccomandano la profilassi con oseltamivir orale, o zanamivir per via inalatoria, per gli anziani residenti in strutture di assistenza geriatrica a lungo termine. Ma anche per bambini, compresi quelli che hanno ricevuto il vaccino contro l’influenza, sapendo che questa vaccinazione non esclude il rischio di infezione da virus influenzali. [Ferdinandi]; [Taubenberger].
La meningite, da parte sua, si trasmette tramite le goccioline di saliva, ed è una minaccia in caso di contatti ravvicinati. Il rischio poi aumenta con i contatti familiari e per quelli con gli operatori sanitari. L’efficacia della profilassi raggiunge il 95%, rifampicina o ciprofloxacina o ceftriaxone o azitromicina.
Nel caso della malaria, la maggior parte degli agenti farmacologici è efficace nell’eliminare il parassita una volta entrato nella fase ematica. Pertanto, dovrebbero continuare a essere somministrati per quattro settimane dopo aver lasciato l’area a rischio. [Goldschmidt P2].
La profilassi dell’endocardite, amoxicillina o ampicillina o azitromicina o claritromicina o doxiciclina, è indicata per le persone con determinate condizioni cardiache che richiedono procedure odontoiatriche (manipolazione del tessuto gengivale o della regione periapicale dei denti o perforazione della mucosa orale).

ED ARRIVANDO ALLATTUALE “CORONAVIRUS”?

Dr. P.G. - Se consideriamo gli argomenti che sono stati alla base della “vaccinazione obbligatoria contro la SARS CoV-2”, ricordiamo che sono stati costruiti con una premessa falsa, che riteneva che chiunque ricevesse i PFP stava adempiendo ad un dovere sociale.
Tuttavia, la confusione concettuale di cosa sono i vaccini con quello della profilassi, come atteggiamento individuale ha generato intrighi e diffidenza, soprattutto nei paesi con un’assistenza sanitaria pubblica di alta qualità. In questo contesto, sono stati lanciati messaggi confusi per i più giovani, che in molti casi semplicemente ritenevano improbabile che avrebbero sviluppato una malattia grave, e che, visti i messaggi non chiari, non accettavano di sottoporsi a iniezioni di preparati profilattici.
Nominare male le cose aggiunge dolore al mondo, ha detto Camus, e in questo caso la classificazione sbagliata può portare a situazioni dubbie.
Il concetto di vaccino è nato dalle particelle invisibili isolate dalle pustole delle mammelle delle mucche che, inoculate, prevenivano ed eradicavano il vaiolo.
Fino al 2020 i vaccini erano sostanze composte da microrganismi attenuati o morti o proteine selezionate che, introdotte negli organismi viventi, erano in grado di prevenire alcune malattie infettive.
I preparati farmaceutici, come i vaccini Salk e Sabin, oppure il vaccino contro la difterite o il tossoide tetanico, o il vaccino pneumococcico o quello contro l’epatite, impediscono l’instaurarsi della malattia e il loro effetto non si limita a ridurre la gravità dei sintomi della malattia, ma ci protegge dalla malattia.

E PER QUANTO RIGUARDA I PREPARATI FARMACEUTICI PROFILATTICI?

Dr. P.G. - Una situazione sconosciuta è stata creata con il PFP, in cui i sostenitori della vaccinazione obbligatoria affermano che tutti coloro che possono essere vaccinati hanno il dovere etico di farlo, per il bene di coloro che non possono essere vaccinati o per un impegno personale per la salute pubblica. Tuttavia, va sottolineato che i PFP iniettati di recente sono stati erroneamente classificati rispetto all’urgenza imposta e che, secondo i risultati clinici, sono strumenti biologici molto efficaci per proteggere le persone vulnerabili dalle gravi complicazioni che le infezioni da SARS CoV 2 possono causare.

ALLORA, DR. GOLDSCHMIDT, IN MERITO AI “PREPARATI FARMACEUTICI AD ATTIVITÀ PROFILATTICA” TANTO PER ENTRARE NEL DETTAGLIO COME SI PUÒ SPIEGARE IL CONCETTO ORIGINARIO DI PFP?

Dr. P.G. - I prodotti Pfizer-BioNTech Comirnaty COVID-19, Moderna Spikevax COVID-19, AstraZeneca Vaxzervria, Janssen Johnson & Johnson-COVID-19, ecc... sono PFP ma non vaccini.
I vaccini devono attivare o riattivare l’immunità umorale e cellulare di lunga durata e, per la maggior parte dei virus, ci si aspetta che, prima di tutto, soddisfino l’obiettivo di fornire una “pseudo immunità sterilizzante”.

02 bis

E TUTTO QUESTO COSA SIGNIFICA?

Dr. P.G. - Significa che le persone vaccinate non si infettano quando vengono successivamente esposte all’agente infettivo e, in secondo luogo, viene ridotta al minimo, o soppressa, la trasmissione dell’agente patogeno ad altre persone, al di sotto del livello di sostituzione, cioè che ogni individuo infetto nella popolazione dovrebbe infettare meno. Tuttavia, questa immagine binaria non è ciò che si osserva nella clinica umana con PFP. [Zhong]; [Sette]; [Xu].

QUINDI È QUESTA UNA POSSIBILE SPIEGAZIONE DELLA BREVE DURATA, COME CI HANNO FATTO CREDERE FIN DALL’INIZIO, DI QUESTI PFP?

Dr. P.G. - I PFP approvati durante gli studi clinici hanno dimostrato una riduzione a breve termine del 46% -74% della malattia sintomatica COVID-19 dopo la prima dose, e dell’87% - 95% dopo la seconda. Negli operatori sanitari del Regno Unito, l’efficacia a breve termine contro l’infezione sintomatica è stata dell’85% una settimana dopo la seconda dose. Tuttavia, l’effetto dei PFP è stato rapidamente ridotto in una percentuale significativa di persone trattate. [Hodgson]; [Cromo].
Chiarito questo, va riconosciuto che i PFP riducono drasticamente la gravità delle manifestazioni cliniche di SARS-CoV-2 nelle persone vulnerabili, ma merita di essere ribadito che nessuno soddisfa i requisiti di quelli che fino al 2020 erano conosciuti come “vaccini”. Infatti, non conferiscono una protezione globale contro l’infezione né bloccano la trasmissione virale. [Xu]; [Lo Muzio]; [Bleier].

PER QUANTO RIGUARDA I VIRUS RESPIRATORI, COME PENSA CHE UN’ANALISI APPROFONDITA DELLA REALTÀ SCIENTIFICA POSSA AIUTARE A COMPRENDERNE LE DINAMICHE?

Dr. P.G. - Non appena la SARS COV-2 è stata isolata in diversi paesi e la pandemia è stata dichiarata, il concetto di “immunità di gregge” è stato modellato, considerando che un numero sufficiente di persone in una comunità immunitaria potrebbe conferire protezione a quelle non immunizzate o non vaccinate: l’alto tasso di immunizzazione fermerebbe la trasmissione del virus. [Wynants e al]; [Oxford].
Questo concetto si basa su una soglia che dipende dal grado di infettività del patogeno e dall’efficacia del vaccino.
Nel caso del morbillo “l’immunità di gregge” è stata stimata al 95%, ma per altre malattie virali è solitamente inferiore, quindi nel caso di persone che non possono essere vaccinate, soprattutto nei bambini, “l’immunità di gregge” è un elemento che va tenuto particolarmente in considerazione. [Giubilini].
Ad oggi, i modelli matematici predittivi disponibili e le loro conclusioni sembrano inefficaci per SARS CoV-2, soprattutto quando le responsabilità individuali, collettive e istituzionali sono chiamate a raggiungere un equilibrio.

QUINDI, DR. GOLDSCHMIDT, C’È QUALCOSA CHE SFUGGE A “QUALCUNO”?

Dr. P.G. - A questo proposito, un punto chiave che sembra sfuggire ai consulenti delle autorità sanitarie internazionali, è che i virus che infettano la mucosa respiratoria (es. virus influenzali, rinovirus, adenovirus, virus respiratorio sinciziale e coronavirus stagionale) raramente hanno una fase viremica prolungata, in modo che le risposte immunitarie misurabili (anticorpi circolanti) siano di durata limitata e a livelli inferiori a quelli indotti dai virus ematici. In quest’ultimo caso le reinfezioni sono rare, soprattutto in caso di morbillo, parotite, rosolia, epatite A, febbre gialla e poliomielite con virus dello stesso tipo.

QUALCHE ESEMPIO?

Dr. P.G. - Come esempio, ricordiamo i virus influenzali per i quali le reinfezioni sono frequenti e gli anticorpi quantificabili (indotti da infezione o da vaccini) sono di durata limitata. [Cromer et al].
Tuttavia, in alcuni casi, dopo la riesposizione a questi virus, i linfociti B della memoria possono espandersi rapidamente e differenziarsi in cellule che secernono anticorpi e attivare l’apparato di difesa. [Castro Dopico]; [Ble Zier].
La breve invasione del sangue da parte di virus respiratori provoca raffreddori e sindromi influenzali da osservare nelle reinfezioni da SARS CoV2 più di una volta all’anno nello stesso soggetto, con o senza segni clinici di infezione.
In una meta-analisi che ha preso in considerazione 117 articoli pubblicati con 260 reinfezioni confermate da SARS CoV-2, verificatesi tra i 45 giorni e > 300 giorni dopo l’infezione iniziale, la maggior parte dei casi (reinfezioni o recidive cliniche) era clinicamente meno grave di quelli iniziali, suggerendo una protezione parziale dalla malattia. Di queste reinfezioni, pochi episodi gravi e decessi sono stati registrati nel 5% nei pazienti reinfettati che presentavano forme gravi. In termini globali, si stima che i dati di reinfezione, recidiva e riammissione negli ospedali, si situano rispettivamente a valori di 0,3, 13,3 e 0,75 per ogni 100 pazienti reinfettati.
Le infezioni iniziali moderate/gravi non sempre sono efficaci nel garantire protezione contro la reinfezione, anche in quelle che presentavano forme gravi e producevano titoli elevati di anticorpi neutralizzanti. [Sotoodeh Ghorbani]; [Cohen]; [Loos]; [Sotoodeh Ghorbani].
D’altra parte, in gruppi di individui sani, la frequenza delle infezioni da coronavirus stagionali è stata indagata a intervalli regolari sin dagli anni 80. Questo follow-up, effettuato con campioni raccolti per più di 35 anni, ha determinato che la reinfezione con lo stesso coronavirus stagionale non è un fatto sconosciuto e si è verificato frequentemente, anche 12 mesi dopo l’ultima infezione. [Edridge].
Le reinfezioni con questi virus respiratori possono essere causate dagli stessi virus che hanno infettato lo stesso soggetto o con nuove varianti, e più del 10% dei soggetti studiati ha avuto più reinfezioni con lo stesso coronavirus stagionale, senza associazione tra infezioni ripetute e sintomi di gravità.
Per altri virus respiratori, come ad esempio per l’influenza (influenzavirus) l’efficacia del vaccino stagionale continua a oscillare tra il 30% e il 60%. [Mok]; [Memoli]; [Ferdinandi].
Le reinfezioni da SARS CoV 2 nell’uomo seguono quindi le dinamiche note da anni per altri virus. E da tutto ciò ne consegue, soprattutto per i lavoratori esposti, che una volta considerati guariti dal COVID-19, è necessario garantire un’efficace protezione fisica per evitare nuovi contagi, soprattutto sapendo che i PFP non generano una protezione totale contro la malattia.

QUINDI IN BASE A QUANTO DETTO FINO AD ORA, PUR AVENDONE AUTORIZZATO LA COMMERCIALIZZAZIONE, LEI RITIENE CHE I PFP NON CONFERMANO LA TANTO TUTELA ANNUNCIATA?

Dr. P.G. - Per contestualizzare la risposta ricordiamo che, all’inizio della cosiddetta crisi sanitaria, le decisioni che hanno inciso profondamente sulla vita delle persone si basavano sui modelli predittivi degli epidemiologi britannici e delle istituzioni internazionali di Ginevra.
Pochi mesi dopo, i criteri, i metodi di calcolo, i risultati, le previsioni e le conclusioni sono cambiati e sono stati criticati dagli stessi autori.
Ora, la valutazione multidisciplinare contraddittoria, indipendente e trasparente basata su dati verificabili, non consente di concludere con certezza su un certo livello di rischio. Le misure di gestione del rischio devono essere prese sulla base di una valutazione politica, che determini il livello di protezione richiesto per gli abitanti di un territorio e per gli amministratori che decidono le misure.

PERÒ SAPPIAMO ANCHE, CHE CI SONO VARIE TIPOLOGIE DI CORONAVIRUS IN CIRCOLAZIONE.

Dr. P.G. - Certo, e vale la pena specificare che ci sono almeno quattro specie di coronavirus, geneticamente diverse, come cause note di raffreddori stagionali e infezioni del tratto respiratorio: HCoV-NL63, HCoV-229E, HCoV-OC43 e HCoV-HKU1, tutte note per conferire protezione a breve termine, verificata in alcuni casi dalla reinfezione da parte dello stesso virus. Questi Coronavirus umani endemici circolano in tutto il mondo e possono causare infezioni sia locali che diffuse. Da adulti, la maggior parte delle persone è stata esposta più volte a gravi sindromi influenzali. [Goldschmidt]; [Lo Muzio].
Ad oggi, non è stato possibile dimostrare in modo affidabile quali siano i parametri certi e predittivi di protezione o evoluzione dei pazienti con COVID-19, e nessuna correlazione significativa è stata sistematicamente osservata tra i livelli di anticorpi totali e il recupero da COVID -19.
Alcuni ricercatori hanno giustificato il potenziamento con PFP (a causa della diminuzione dei titoli anticorpali in poche settimane) per ottimizzare l’attivazione e la memoria delle cellule con attività T antivirale CD8+. [Zhang].
Tuttavia, l’errata percezione di alcuni fenomeni immunologici legava unidirezionalmente gli anticorpi circolanti totali con la protezione contro l’infezione e con il blocco della trasmissione virale. Vale la pena qui menzionare la protezione antivirale nei sopravvissuti a SARS (2003) e MERS (2012) che non sono stati infettati o non hanno presentato forme cliniche gravi di COVID 19, in assenza di anticorpi circolanti specifici contro SARS CoV CoV2. [Mek et al].
D’altra parte, le precedenti infezioni con altri coronavirus stagionali forniscono una protezione incrociata parziale o totale grazie alle celle di memoria. Risposte specifiche delle cellule CD4+T sono state rilevate nel 40-60% di un gruppo di persone non esposte a SARS COv 2, suggerendo che in alcuni individui esiste un’immunità preesistente. [Li]; [Scia].
Da quanto sopra si deduce che, sebbene i livelli di anticorpi siano al di sotto di quella che alcuni fissano come soglia di protezione, l’attività antivirale a lungo termine può essere attiva grazie ai linfociti (innescata da infezione o immunizzazione). [Rydyznski Moderbacher].
La presenza in alcuni individui adulti sani di linfociti T con memoria contro i coronavirus umani, sarebbe quindi un indicatore del naturale equilibrio storico tra infezione da questi virus e salute umana. [Mok]; [Cannappanavar].
Con queste considerazioni, per evitare di essere impigliati in misure contraddittorie e pubblicità confuse, è necessario disporre di test di laboratorio che valutino l’immunità cellulare prima di affermare la mancanza o la perdita della protezione antivirale.

LA PROFILASSI PREVIENE LA COMPARSA DI VARIANTI VIRALI ALTAMENTE PATOGENE?

Dr. P.G. - I virus non sono dotati di un “intento intrinseco” di mutare. Pertanto, non è corretto considerare che decidono di mutarsi per un intimo “desiderio” o “pulsione”. La realtà è che in tutti gli esseri viventi, gli enzimi che copiano le informazioni dei geni per le generazioni future commettono sistematicamente errori in tutti i loro cicli di vita. [Goldschmidt 2].
Questo fenomeno naturale si riscontra anche nei processi di replicazione virale, e quindi maggiore è la popolazione virale, maggiore è la variabilità delle sequenze genomiche della prole.
I coronavirus sono virus a RNA di circa 32.000 basi, positivi a singolo filamento. La replicazione del virus a RNA ha un alto tasso di errore che produce diverse popolazioni di varianti del genoma. La bassa fedeltà replicativa consente ai virus a RNA di adattarsi a diversi ambienti replicativi ed è associata alla probabilità di errori catastrofici, che portano all’estinzione virale.
I noti fenomeni di variabilità per tutti i virus a RNA fanno sì che all’interno dello stesso gruppo si possano distinguere numerose quasi specie e varianti selezionate per pressione selettiva, e la progenie con la più alta affinità per i recettori cellulari e con la migliore capacità di fissazione (viral fitness) compreso quello che predominerà durante le epidemie.
Come previsto, durante la replicazione dei genomi di SARS CoV-2 sono stati rilevati numerosi errori e, ad oggi, le varianti selezionate naturalmente non hanno causato un aumento significativo della patogenesi in nessuna fascia di età.

SARS CoV-2 È UN AGENTE INFETTIVO DIVERSO DA TUTTI GLI ALTRI VIRUS CHE CAUSANO INFEZIONI RESPIRATORIE?

Dr. P.G. - Oltre alla virulenza intrinseca, la gravità, le complicanze e i rischi fatali dei virus respiratori dipendono da determinanti costitutivi: numero di recettori virali e affinità dei recettori virali nei diversi tessuti. Il Reattoma e l’Inflazoma devono invece essere associati agli altri criteri di vulnerabilità individuale (età, patologie infiammatorie sottostanti, comprese malattie metaboliche, circolatorie e respiratorie). Il Reattoma e l’Inflazoma sono reti geneticamente determinate che articolano, in primo luogo, le capacità delle cellule di ogni individuo di replicare agenti infettivi e, in secondo luogo, l’entità delle risposte (reazioni) che ogni individuo scatena di fronte alle aggressioni. Alcune risposte anormali (specifiche per ogni persona) portano a reazioni infiammatorie, massiccio reclutamento di monociti del sangue nei polmoni e attivazione di neutrofili, portando alla distruzione dei tessuti con produzione esagerata di mediatori biologici dell’infiammazione (tempesta di citochine).
All’inizio dell’infezione, le risposte di un organismo infetto sarebbero legate a geni coinvolti nella risposta antivirale innata che non dipendono da un precedente contatto con l’agente infettivo (subunità) del recettore dell’interferone alfa e beta, oligoadenilato-sintetasi e con geni potenzialmente letali che mediano la fase tardiva, come la dipeptidil peptidasi 9, la tirosina chinasi 2 e il ligando della chemochina 2. [Sharma et al].
In questo modo, le co-morbilità e gli antecedenti genetici che strutturano le reti biologiche di ogni soggetto infetto/malato, sono alla base del rischio di presentazioni gravi e pericolose per la vita, e le complicanze respiratorie e vascolari non sono solo il risultato dei virus che infettano (ceppo di riferimento o varianti) o il livello di anticorpi circolanti. D’altra parte, le reinfezioni non sono specifiche di un ceppo virale e, come per altri virus respiratori, il reale impatto delle varianti è sconosciuto, quindi il clima di panico innescato permanentemente dopo il sequenziamento virale di nuove varianti sarebbe scientificamente ingiustificato.
Tuttavia, è stato erroneamente suggerito che non sottoporsi a profilassi individuale con PFP sia stato un evento fondante per l’emergere di varianti più virulente. Ispirando timore e senza studiare i noti antecedenti di altre infezioni respiratorie, la confusione dovuta alle informazioni (parziali e talvolta contraddittorie ed errate) sulla patogenicità dei ceppi varianti, provocava incessanti focolai di ansia, mantenendo in Europa il controllo permanente manu militari dei cittadini in diversi paesi, aggravando per molti la crisi psicologica e sociale.

I CITTADINI CHE NON ACCETTASSERO 3 DOSI, OD OLTRE, DI PFP, QUALI DATI SCIENTIFICI SOSTERREBBERO LA REPRESSIONE DEI CITTADINI STESSI?

Dr. P.G. - In primo luogo, si consideri che gli Stati membri dell’Unione Europea, con una risoluzione adottata dal Consiglio Europeo nel dicembre 2000 a Nizza, hanno precisato le misure del “principio di precauzione”. Tali misure dovrebbero, ove possibile, rappresentare le soluzioni meno restrittive, tenendo conto dei rischi a breve e lungo termine, che dovrebbero essere frequentemente riesaminati in base all’evoluzione delle conoscenze scientifiche.
Questo principio è integrato in un approccio filosofico e legale a tutto ciò che ha il potenziale di causare danni, nei casi in cui manchi un’ampia conoscenza verificabile.
Questo principio di precauzione sembra non essere stato pienamente rispettato quando è stato stabilito l’obbligo esplicito, o implicito, di iniezioni di PFP per tutte le età e tutti i gruppi a rischio.
Alcuni colleghi [Brennan]; [Najera], si appellavano direttamente al principio del “primo non nuocere”, principio che dovrebbe valere non solo per le azioni personali nei confronti degli altri, ma anche per le azioni degli altri nei miei confronti, e le mie azioni rispetto a me stesso.
La vaccinazione universale obbligatoria si basa sul presupposto che tutti coloro che possono essere “vaccinati” devono assumersi l’obbligo morale di farlo per il bene di coloro che non possono essere vaccinati. Secondo questo principio, i benefici per la salute pubblica di quella che sarebbe una “vaccinazione” obbligatoria saranno così profondi per gli altri che rifiutare la vaccinazione non sarebbe etico.
Tuttavia, è ampiamente dimostrato che è stato possibile ridurre, ma non eliminare, la trasmissione delle infezioni nei soggetti trattati con PFP anti-SARS CoV 2. Tuttavia, invece di promuovere questa terapia come scelta personale per proteggersi da forme gravi, si è instillato il dogma dell’obbligo di iniettare un vaccino, così erroneamente chiamato, compromettendo la responsabilità civile e generando disinformati movimenti contrari che si oppongono alla profilassi contro il COVID 19.
Attualmente, i mandati di vaccinazione rivendicano l’etica universale, senza chiarire i limiti dell’esistenza del giovane sano, persona che, alla luce dei dati epidemiologici, accetta potenziali rischi. Questa premessa etica può essere intesa come falsa: l’accettazione ripetuta e obbligatoria di ricevere trattamenti profilattici equivarrebbe a una discriminazione di caratteristiche sane e innate. [Kowalik].
Sarebbe invece irrazionale opporsi a una gestione ragionata della sanità pubblica, che raccomanda di ridurre le forme gravi che la SARS CoV 2 può provocare nei mesi successivi all’iniezione, soprattutto negli ultrasessantacinquenni, poiché il numero assoluto di pazienti che richiedono cure intensive è inferiore in coloro che sono stati trattati con PFP rispetto alle persone non trattate. Tuttavia, senza aver considerato le risposte immunitarie innate, quelle acquisite e le ben note dinamiche dei virus respiratori nell’uomo, numerosi esperti hanno invaso comitati scientifici e media, costringendo i cittadini all’accettazione incondizionata delle terapie profilattiche. Va precisato che nei territori dove la copertura con 2 o anche 3 somministrazioni di PFP ha raggiunto quasi il 100%, la trasmissione di SARS CoV 2 è stata parzialmente ridotta e si sono verificate meno persone con gravi complicanze.

PERÒ, SECONDO ME, QUI NON SI TRATTA PIÙ DI TUTELARE LA SALUTE DEI CITTADINI PER IL SOLO INTERESSE DEI CITTADINI STESSI, PURTROPPO LA POLITICA CI STA INFLUENDO NON POCO.

Dr. P.G. - Al di fuori dell’ambito strettamente virologico, è logico pensare che uno degli obiettivi fondamentali delle imposizioni liberticide fosse l’autotutela del potere esecutivo dei paesi europei (ministeri della salute) dai rischi giudiziari nel caso in cui non si fossero prese estreme precauzioni per assistere la popolazione in pericolo, secondo le raccomandazioni dei comitati scientifici (entità con membri cooptati che in Francia decidono in riunioni segrete senza dibattito aperto e trasparente). Di conseguenza, mentre la scienza giustifica i mezzi, le autorità politiche hanno potuto scaricare le loro decisioni nei comitati di esperti da loro nominati. In questo contesto storico, decisioni inopportune, a volte contraddittorie, giustificavano la coercizione diretta o nascosta a iniettare PFP, sostenendo che la mancata iniezione era una condizione di maggior rischio di danno rispetto ad un pari che l’aveva ricevuta. Questa asimmetria di rischio sembra non essere supportata da dati causali chiari tra “non trattare con PFP” e danno a terzi. [Giubilini] [Galanti].
Pertanto, il beneficio per la salute pubblica non implica di per sé la necessità di ledere l’autonomia personale, condizione di un’esistenza degna di essere vissuta. Per questo, per alcuni, la vaccinazione obbligatoria viola l’autonomia dell’organismo e può costituire un danno (non solo un rischio) se forzata sotto pressione. [Kowalik].
Da diversi mesi le restrizioni imposte dal PFP alla libertà personale sono quotidiane, e non possono essere giustificate se non consentono di preservare ciò che rende la vita umana degna di essere vissuta e preservata. [Brown]; [Dubov].

DR. GOLDSCHMIDT, LEI CIRCA DUE ANNI FA HA RESO NOTO CHE NON C’È STATO UN AUMENTO SPECIFICO DELLE CAPACITÀ OSPEDALIERE… QUINDI, QUALI CONCLUSIONI DOVREBBERO ESSERE PRESE IN CONSIDERAZIONE IN RELAZIONE AGLI OBBLIGHI DEL GOVERNO?

Dr. P.G. - I coronavirus sono una famiglia di virus distribuiti in tutto il mondo, alcuni dei quali causano infezioni respiratorie nell’uomo e altri causano malattie in bovini, cammelli, maiali, cani, pipistrelli della frutta e felini. I mammiferi vengono ripetutamente infettati dal coronavirus e, poiché animali e umani sono serbatoi, dal punto di vista virologico è illusorio prevederne l’eradicazione. La somministrazione obbligatoria di PFP non ha potuto impedire nelle persone trattate né la reinfezione da SARS CoV-2, né l’'essere portatore e né la sua trasmissione, quindi non esiste alcuna giustificazione scientifica che permetta di affermare la scomparsa di questi virus dopo le campagne di trattamento con PFP.
La decisione dei boost con PFP sembra essere stata decisa quantificando solo gli anticorpi totali nel sangue periferico. Tuttavia, le determinazioni immunologiche con un miglior potere predittivo di protezione o evoluzione dell’infezione, (anticorpi neutralizzanti contro diverse componenti virali e test di funzionalità dell’immunità cellulare) non sono state messe a disposizione in maniera massiccia per migliorare l’efficacia delle misure sanitarie pubbliche.
Messaggi ripetuti senza prove avvertivano di un imminente “pericolo” di fronte alle varianti di sequenziamento di SAARS CoV 2. Questi fatti giustificavano ulteriori limitazioni alla libertà delle persone (variante delta, omicron, ecc...), specialmente per coloro che non avrebbero ricevuto la profilassi (prima con una 2a e poi una 3a iniezione di PFP). [Sabahelzain].
Le autorità hanno stabilito misure di mitigazione per la SARS COv-2, compreso l’uso di mascherine, la chiusura delle scuole, il confinamento domiciliare, il telelavoro e il distanziamento sociale.
Diversi fraintendimenti virologici hanno influenzato la chiarezza delle risposte, portando all’erosione della credibilità dei comitati di esperti e persino a un clima ostile nei confronti degli operatori sanitari.
Senza alcun dato basato su prove scientifiche, era richiesto per legge che le persone si sottoponessero a 2 dosi di PFP in meno di un anno per ottenere un documento sanitario o una tessera QR (codice a barre).
Questi documenti sanitari, e/o codici QR, sono stati imposti per legge e senza un chiaro dibattito, con l’obiettivo manifesto di costringere le persone riluttanti ad accettare i PFP come unico modo per riconquistare la libertà. Senza questi cosiddetti “passaporti sanitari” o “codici QR”, il movimento delle persone è stato quasi impossibile, senza che il rischio di trasmissione virale e reinfezione nei loro portatori sia stato chiaramente segnalato. Sorprendentemente, e solo poche settimane dopo questa “particolare” misura di controllo sociale senza precedenti, è stato annunciato che questi documenti (dopo 1 o 2 vaccinazioni ripetute con PFP) saranno invalidati, imponendo l’obbligo di 3 iniezioni (somministrate in meno di un anno).
Per quanto riguarda la conoscenza virologica stricto sensu, queste imposizioni sarebbero discutibili se nei titolari di questo tipo di documenti ufficiali si interrompesse la trasmissione delle infezioni da SARS CoV-2 e si eliminasse il COVID 19.
Ripetutamente, i PFP riducono, ma non eliminano i rischi di essere infettato, reinfettato o essere portatore e trasmettitore. L’apparente sicurezza che può creare un “passaporto sanitario” è quindi di dubbio valore, poiché dietro una falsa sicurezza si cela un rischio non trascurabile di contagiare gli altri. [Yuan]; [Cromer].

CERTO, MA AL DI LA DI QUESTO SI POTREBBE LEDERE ANCHE IL DIRITTO ALLA PRIVACY MA NON SOLO, PURTROPPO ANCHE GLI INTERESSI CHE CI SONO DIETRO NON SONO DA MENO… E CHI CI DICE POI CHE QUESTO TIPO DI “VACCINO” SIA EFFETTIVAMENTE VALIDO?

Dr. P.G. - Per la prima volta nella storia dell’umanità, i dati sullo stato di salute delle persone, le cui informazioni fino all’imposizione del PFP erano limitate al segreto professionale, sono stati resi direttamente accessibili ovunque alle forze di polizia, al personale di bar, ristoranti, negozi centri, cinema, teatri, discoteche, treni, compagnie aeree, ecc... D’altra parte, l’analisi dei dati di mortalità attribuiti a COVID-19 prima del PFP merita una revisione completa. Ad esempio, sono esposti 2 picchi di mortalità di persone con più di 70 anni nel 2020 in Francia. In queste circostanze, oltre alla patogenicità intrinseca della SARS CoV 2 nell’umano vulnerabile, va tenuto presente che è stata autorizzata la somministrazione a migliaia di anziani con “sintomi” o “sospetti” di essere infettati da SARS CoV 2 per via endovenosa benzodiazepine (controindicate nelle persone con insufficienza respiratoria) e oppioidi (depressivi respiratori). Prima della fine di marzo 2020, questi farmaci erano riservati esclusivamente alle unità di cure palliative per i casi limite. La prescrizione e la vendita di questi farmaci in farmacia è stata autorizzata temporaneamente nell’ambito di quella che è stata definita “gestione della malattia COVID-19 all’interno delle istituzioni sanitarie a domicilio”.
I documenti ufficiali (JO3 della Francia di marzo e JO4 di ottobre 2020) stabiliscono testualmente che queste risoluzioni miravano a ridurre i ricoveri degli anziani per non saturare gli ospedali. Sono stati quindi iniettati per via endovenosa farmaci depressivi respiratori, ai quali non sono mai stati attribuiti effetti benefici per contrastare il deterioramento funzionale causato dalle infezioni virali respiratorie, ciò farebbe che, giustificato dal panico virale, tale situazione possa essere letteralmente assimilata ad un incitamento all’eutanasia attiva degli anziani.
D’altra parte, è necessario ricordare che i lavoratori del settore sanitario sono stati pubblicamente accusati di delinquenza dai massimi livelli del potere esecutivo, vietando loro l’accesso al proprio posto di lavoro e sopprimendo la loro retribuzione, nel caso in cui non accettassero di sottoporsi al PFP.
Questa decisione giuridica appare scientificamente ingiustificabile se vengono scrupolosamente rispettate le barriere fisiche di protezione contro la trasmissione virale. [Gostin]; [Brennan]; [Sotoodeh]; [Ghorbani]; [Dubov]; [Gomez Ochoa].
Tuttavia, nei mesi che hanno preceduto l’approvazione provvisoria dei PFP, gli operatori sanitari sono stati massicciamente esposti alla contaminazione virale e molti ne sono stati vittime mortali, non essendo dotati di efficaci strumenti di protezione (mascherine), e questo nonostante che numerosi studi ne hanno dimostrato l’efficacia. Per mesi, il personale non protetto si è ammalato e migliaia hanno perso la vita a causa della non conoscenza del background scientifico (le maschere avevano dimostrato la loro efficacia protettiva) o dell’irresponsabilità dei funzionari. Accettando il PFP fatto, coloro che sono stati applauditi per aver dato conoscenza, tempo e salute per la cura dei malati, sono stati banditi. Questa situazione ha portato a situazioni critiche (come la chiusura dei posti letto) nelle strutture sanitarie. [Goldschmidt 1;2]; [Arendt].

02

RINGRAZIANDO CORDIALMENTE PER LA SUA DISPONIBILITÀ IL DOTTOR PABLO GOLDSCHMIDT, SPERO DI POTERLO INTERVISTARE NUOVAMENTE PER ULTERIORI CHIARIMENTI IN MERITO A TUTTA QUESTA SITUAZIONE LEGATA ALLA CRISI SANITARIA E NON SOLO.

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Nota di presentazione del Dott. Pablo Goldschmidt

Chi è il Dott. Pablo Goldschmidt

Rinomato virologo specializzato in malattie tropicali, Goldschmidt è laureato alla Facoltà di Farmacia e Biochimica dell’Università di Buenos Aires, è cittadino argentino e tedesco.

Attualmente risiede in Monaco, dopo aver lavorato per quasi 40 anni nel sistema pubblico francese come ricercatore in laboratori clinici sviluppando tecnologie diagnostiche. È anche un volontario presso l’OMS, dove ha avviato progetti contro la cecità ed è stato membro dell’agenzia francese per il farmaco.

Ha integrato missioni umanitarie in Guinea, Pakistan, Mali, Ukraina, Camerun e al confine ciadiano con la Nigeria. Si reca regolarmente in Africa per applicare un trattamento per curare il tracoma, una malattia della povertà che lascia 8 milioni di ciechi ed è causata dai batteri negli occhi dei bambini. Ha dato il brevetto in cambio di dosi gratuite per gli africani.

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Un ampio curriculum

Pablo Goldschmidt si è laureato in Farmacia con una laurea in Analisi Clinica e Biochimica presso la Facoltà di Farmacia e Biochimica dell’Università Nazionale di Buenos Aires. Parallelamente, ha studiato presso la Facoltà di Filosofia e Lettere dell’Università Nazionale di Buenos Aires, dove ha conseguito il titolo di psicologo con orientamento clinico.

Presso la Facoltà di Medicina dell’ospedale Pitié-Salpetrière di Parigi, ha conseguito diplomi in farmacocinetica, farmacologia clinica, neuro-psicofarmacologia e farmacologia antimicrobica.

Presso l’Université Pierre et Marie Curie Paris VI ha conseguito un dottorato in farmacologia molecolare.

Ha inoltre completato la formazione teorica e pratica presso gli Istituti Curie e Pasteur di Parigi con diplomi in virologia fondamentale e biologia molecolare.

Parallelamente ai servizi di microscopia elettronica, virologia medica, diagnosi di Clamidia-Rickettsia e radioimmunodeficienze dell’Istituto Pasteur di Parigi, ha lavorato in ospedali pubblici e centri ospedaliero-universitari dove ha sviluppato tecniche diagnostiche e strategie terapeutiche innovative dal 1981.

Tra le altre istituzioni accademiche, Goldschmidt è visiting professor presso UNAM (Messico), IOTA (Bamako, Mali), Hôpital Donka (Guinea Conakry), Centro di formazione per oftalmologi senza frontiere (Kolofata e Maroua, Camerun), Al-Shifa Hospital (Università di Islamabad, Pakistan), Università Javeriana (Colombia), Università di Ginevra (Svizzera), Università di Angers, Strasburgo e Parigi VI (Francia), Università di Vienna (Austria), Ospedale La Paz e Università di Madrid, IOBA e Università di Valladolid (Spagna), Università di Düsseldorf (Germania), Tongren University Hospital (Pekin), He-Institute (Shenyang, Cina), Seoul University Hospital (Corea), Università di Lisbona, Coimbra e Porto (Portogallo), Ospedale di Bissau (Guinea) , Università Tor-Vergata e Ospedale Santo Spirito (Roma).

Pablo Goldschmidt è stato un membro attivo delle commissioni dei controlli microbiologici dei prodotti di terapia cellulare e ha partecipato al gruppo di lavoro interdisciplinare di antibioprofilassi dell’Agenzia francese per la sicurezza sanitaria, ed è un esperto invitato ai gruppi di lavoro per prevenire la cecità evitabile della sanità mondiale Organizzazione (Ginevra, Svizzera).

Al CHNO des Quinze-Vingts-Ministry of Public Health of France, Goldschmidt ha ottenuto una posizione che ha ricoperto parzialmente, offrendo il resto del suo tempo come volontario ad honorem per la formazione di medici, infermieri e agenti sanitari che combattono le malattie infezioni in popolazioni che vivono in condizioni di estrema povertà.

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[22] Goldschmidt P 1.Infobae,30/12/2020 https://www.infobae.com/coronavirus/2020/05/27/ pablo-goldschmidt-sobre-el-covid-19.
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