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7° INCONTRO DEI SITI STORICI GRIMALDI DI MONACO In evidenza

in collaborazione con Mauro Mandonico

La Place du Palais, di solito ordinata cartolina del Principato di Monaco, per quarantott’ore ha cambiato volto ed il cuore di Monaco si è trasformato in un crocevia di dialetti, profumi di ulivo e artigianato d’altri tempi.

Il motivo è il settimo incontro dei Siti storici Grimaldi di Monaco, un appuntamento che quest’anno ha ridefinito il concetto di memoria condivisa, collegando idealmente l’antico feudo con i territori italiani e francesi che, nei secoli, hanno incrociato il destino di una delle dinastie più longeve d’Europa.
Non si è trattato della solita parata istituzionale, l’atmosfera era densa, quasi paesana nel senso più nobile del termine.
Sette località selezionate hanno letteralmente preso possesso della piazza, montando stand che non avevano nulla a che fare con la fredda estetica fieristica ma era un percorso immersivo, studiato per far parlare la terra dove si trovavano dai formaggi stagionati nelle valli dell’entroterra ai tessuti lavorati a telaio o ceramiche che riflettevano la luce del Mediterraneo.

Il momento centrale non è arrivato da un protocollo rigido ma dai dettagli, quando il Principe Alberto II di Monaco, accompagnato dalla famiglia, ha iniziato il suo giro tra gli espositori ed è lì che il distacco formale è svanito.
Lo si è visto fermarsi a parlare con un artigiano venuto dall’Italia, discutendo della consistenza di un legno intagliato, o assaggiare un prodotto tipico francese commentando la ricetta con i produttori.
Ecco il punto, questo evento non serve a celebrare il passato sui libri di storia, ma a dimostrare che quei legami feudali di secoli fa si sono trasformati in relazioni commerciali, culturali e umane ancora vive, i sindaci delle località ospiti, con le loro fasce tricolori francesi e italiane, non erano lì come comparse, ma come partner di un club esclusivo legato da radici comuni.

Il programma ha saputo dosare i ritmi, se la mattina era dedicata alla scoperta lenta, all’assaggio e al dialogo ravvicinato tra visitatori e artigiani, il pomeriggio ha visto la piazza accendersi di spettacoli storici, sbandieratori e musiche tradizionali.
Il contrasto era netto e affascinante, da un lato la solennità del Palazzo dei Principi di Monaco sullo sfondo, dall’altro la vitalità ruvida e autentica delle delegazioni arrivate dalle province.
Il pubblico ha risposto riempiendo ogni spazio disponibile, residenti monegaschi, turisti arrivati per il weekend e intere famiglie venute dalla Francia e dall’Italia si sono mescolati in un percorso che ha azzerato i confini istituzionali.

Ciò che significa veramente un evento del genere va oltre il folklore, in un’epoca che tende a standardizzare ogni esperienza turistica, Monaco ha scelto di fare l’opposto e cioè usare il proprio peso specifico per dare voce a realtà locali che custodiscono un sapere antico, due giornate che hanno dimostrato come la storia, se sottratta alla polvere dei musei e portata in piazza, sia ancora capace di generare valore reale e unione tra i popoli.

Ciò che la famiglia principesca sta orchestrando non è una semplice operazione di facciata o un tributo nostalgico ai secoli andati ma è un atto politico e culturale di rara lungimiranza, riunire sotto lo stesso cielo i rappresentanti di questi territori significa, nei fatti, ridisegnare una mappa geopolitica dell’identità.
Il Principe Alberto II di Monaco non si limita a fare gli onori di casa; si pone come il custode e il catalizzatore di una rete vivente che scavalca i confini nazionali moderni per unire Francia, Italia e Principato in un unico, grande mosaico umano.
C’è un’energia potente in questo approccio, nel momento in cui i sindaci, gli artigiani e i custodi delle tradizioni locali stringono la mano alla famiglia principesca, quel legame storico medievale si rigenera, trasformandosi in una piattaforma contemporanea di scambio, turismo e valorizzazione reciproca.

I Grimaldi stanno dimostrando che la corona non è un simbolo statico chiuso dentro una fortezza, ma un ponte capace di connettere il passato più profondo con il futuro delle economie locali, è la storia che si fa carne, commercio e futuro, celebrando un’unione che il tempo non ha scalfito, ma ha reso incredibilmente più forte.

© Maurizio Bartolini
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